Chi ama il burro sta al sud, chi consuma più olio d’oliva sta al nord

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Incrociando due recenti ricerche sui consumi di burro e di olio extravergine di oliva da parte degli italiani emergono alcuni dati davvero curiosi: rinunciano più difficilmente al burro i meridionali rispetto ai settentrionali, mentre questi ultimi sono i veri fan dell’olio extravergine di oliva a scapito degli abitanti del sud dove l’olio dovrebbe essere di casa.

Partiamo dal burro.  Una ricerca condotta da AstraRicerche per Assolatte ha evidenziato che nel meridione sarebbero l’81,6% gli amanti del burro contro il 76,8% della media nazionale, mentre nelle regioni del nord c’è la percentuale maggiore di italiani che ha rinunciato al burro (27,5% nel nord-ovest contro il 23,2%).

Ma se si guarda alla frequenza di utilizzo del burro, lo scenario torna più simile a quello tradizionale: i forti consumatori, quelli che mangiano il burro da una a più di sette volte a settimana, vivono soprattutto al nord (14,5% contro l’11,4% di media nazionale) mentre al sud c’è una minor frequenza di consumo (il 32,3% lo usa da una a tre volte al mese contro il 22,9%).

Veniamo ora all’olio di oliva, il cui consumo medio anuuo è di 11 litri nel caso dell’extravergine/vergine e intorno ai 7 litri nel caso dell’olio di oliva normale. Premesso che almeno un quarto della produzione di extravergine  viene acquistata allo stato sfuso soprattutto nelle regioni maggiormente produttrici del centro-sud Italia, da un rapporto realizzato da Unaprol su dati Iri-Infoscan emerge che la regione dove si consuma più extravergine di oliva è la Lombardia, con 24 milioni di litri venduti per un valore di 99 milioni di euro. Al secondo posto il Lazio: 15 milioni di litri e 53 milioni di fatturato. Terzo posto per la Toscana dove sono stati commercializzati 15 milioni di litri per 55 milioni di euro.

Ben distanti tutte le regioni del sud, con le sole Campania e Sicilia che si attestano su valori di 8 milioni di litri venduti. L’extra vergine biologico piace ancora una volta in Lombardia (485mila litri e 3,9 milioni di euro di fatturato), poi Emilia Romagna (235mila litri e 1,8 milioni di euro), Veneto (195 mila litri e 1,4 milioni di euro) e Toscana (183mila litri e 1,4 milioni di fatturato).

L’extra vergine 100% italiano è venduto maggiormente in Toscana, con 6 milioni di litri e 20 milioni di euro di fatturato. A seguire, ma a grande distanza, la Lombardia (2,5 milioni di litri) e l’Emilia Romagna con poco meno di 2 milioni di litri. Tutte le regioni del sud Italia hanno consumi inferiori a 1 milione di litri.

Ma a che prezzi è venduto l’olio extra vergine d’oliva generico? La quotazione più elevata è stata toccata nel 2011 in Trentino con 4,44 euro/litro. La più bassa in Sicilia a 3,25 euro/litro. Netto il divario tra nord e sud, con circa 1 euro di differenza al litro. Analoga differenza la riscontriamo per l’olio 100% italiano. Dai 5,14 euro/litro del Trentino ai 3,29 euro/litro in Sicilia. Anche in questo caso si mantiene una differenza di poco più di 1 euro al litro tra nord e sud.

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