Quanta benzina consumano davvero le automobili? Circa il 50% in più di quanto dichiarato dai costruttori

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Le automobili consumano molto più carburante di quanto dichiarino le case costruttrici. E non è solo una sensazione che la maggior parte dei possessori di auto ha sperimentato, adesso c’è la prova provata: il Nedc (New european driving cycle) ovvero l’esame di certificazione cui le vetture sono sottoposte per poter essere immesse sul mercato, si basa su parametri irrealistici rispetto all’utilizzo reale delle auto in strada. Inoltre il test è diviso in 2 parti che complessivamente durano 1˙180 secondi, ovvero meno di 20 minuti – eseguiti con auto nuova e senza considerare l’attrito volvente delle gomme. Insomma, una sciocchezza.

A mettere in evidenza questo problema è stato Fabio Orecchini su la Repubblica dello scorso 22 maggio, considerando quanto siano migliorati i consumi di alcuni modelli d’auto tra i più diffusi. La Fiat, per esempio, dichiarava nel 1980 che la sua Panda consumava 6,4 litri per 100 km, mentre il modello del 2012 è a 4,2 litri; la Volkswagen dichiarava, per la sua Golf del 1974, 8 litri per 100 km, mentre per la golf del 2012 dichiara 5,7 litri.

Ma, a parte che fino agli anni ’80 le auto usavano la benzina rossa, quella con il piombo, le cui qualità detonanti erano superiori a quelle della benzina verde che si usa per la gran parte oggi, e che ha il benzene (il che ha comportato un aumento del consumo medio di carburante pari a circa 2 litri ogni 100 km…) a far difetto è proprio la modalità di calcolo della Nedc.

La quale parte da una sorta di peccato originale: l’auto non viene provata in strada bensì in laboratorio, su un macchinario dotato di rulli. Questo consente una misurazione più precisa – ma è una modalità a prova di ingegnere più che di utilizzatore finale.

La prima prova, che simula il ciclo cittadino, consiste in: accensione, e motore tenuto al minimo per 40 secondi, accelerazione fino a 15 km/h, rallentamento e fermo, accelerazione fino a 35 km/h, rallentamento e fermo, accelerazione fino a 50 km/h, rallentamento e fermo. Il tutto dura 195 secondi, e viene ripetuto 3 volte. Totale, 780 secondi, cioè 13 minuti.

La seconda prova, che simula i tratti in autostrada, consiste in: accensione, accelerazione fino a 70 km/h e mantenimento di quella velocità per 60 secondi, rallentamento fino a 50 km/h, accelerazione fino a 70 km/h, accelerazione fino a 100 km/h e ulteriore accelerazione fino a 120 km/h, decelerazione fino al fermo. Durata: 400 secondi, cioè nemmeno 7 minuti.

Il Nedc ha un vantaggio: tutte le auto vengono testate con quella modalità, e quindi hanno parametri reciprocamente misurabili.

Gli svantaggi sono almeno 2. Innanzitutto la velocità del ciclo cittadino non è 50 Km/h. In tanti casi si viaggia anche a 90-100 all’ora, e se all’opposto si sta a lungo in coda si avanza con numerose accelerazioni e frenate. Inoltre in autostrada, in Italia con il limite fissato a 130 km/h, moltissime persone vanno più veloci. Ciò produce un aumento dei consumi valutabile intorno al 30%.

L’altro svantaggio sono le curve, nelle quali gli pneumatici fanno attrito (giustamente, se no si finirebbe ogni volta fuori strada) mentre sui rulli del laboratorio l’auto va sempre dritta. L’attrito provoca un aumento dei consumi valutabile intorno al 20%.

Sommando tutto, si ottengono dati di consumo reale molto maggiori rispetto a quelli dichiarati. Un’auto omologata per 4,2 litri ogni 100 km (la nuova Panda, per esempio) nell’uso reale non riesce a star sotto i 6 litri ogni 100 km.

Meglio saperlo prima. Anche per scegliere oculatamente il modello d’auto da comprare.

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