Orari negozi, si ricomincia con nuove audizioni.

Chiusure domenicali dei negozi: si ricomincia. In Commissione Attività produttive alla Camera si è infatti deciso di riaprire le audizioni sul disegno di legge che interviene sulle aperture domenicali

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Orari negozi, si ricomincia con nuove audizioni.

Chiusure domenicali dei negozi: si ricomincia. In Commissione Attività produttive alla Camera si è infatti deciso di riaprire le audizioni sul disegno di legge che interviene sulle aperture domenicali per ascoltare le richieste delle associazioni di categoria.

Dopo gli interventi in Commissione, il testo originario del ddl è cambiato molto. La proposta di legge sulle chiusure di domenica – il testo prevedeva aperture domenicali per la metà delle domeniche, 26 su 52, e per 4 festività su 12, e una serie di eccezioni – va dunque rivista. Sostiene la presidente della commissione autorità produttive della Camera, Barbara Saltamartini (fonte: Corriere.it): “Abbiamo bisogno di capire quali possono essere le ricadute sui territori, vogliamo un testo il più aperto possibile al confronto, che tenga conto anche delle richieste delle associazioni di categoria. Quindi, si riaprirà la discussione. Il testo di sintesi presentato si discosta molto dalle sette diverse proposte di legge depositate e il relatore, Andrea Dara, ha chiarito che non è la Bibbia. C’è da parte della maggioranza la volontà di recepire suggerimenti, sia in fase di audizione sia in fase emendativa”. Ripartono dunque le audizioni con le associazioni di categoria su un provvedimento che alimenta polemiche legate alle ripercussioni sul lavoro, sui consumi, sulle abitudini dei consumatori. Confesercenti parla di una notizia positiva. “Riaprire il confronto con le parti sociali sulla revisione delle liberalizzazioni del commercio, al di là della questione delle chiusure domenicali dei negozi, è nell’interesse di tutti – ha detto Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti – Confesercenti ha sempre sostenuto l’opportunità di un intervento sull’attuale regime di deregulation, indicando allo stesso tempo la necessità di arrivare ad una soluzione il più possibile condivisa tra i diversi rappresentanti del mondo del commercio”. “Bisogna tenere infatti presente – prosegue De Luise – che un riequilibrio della concorrenza nel settore è necessario, visto che le liberalizzazioni hanno comunque portato ad uno spostamento di quote di mercato dai piccoli negozi alle grandi strutture. Il riequilibrio, però, non si raggiunge solo con una diversa regolamentazione delle aperture, soprattutto considerando che negli ultimi sei anni gli italiani hanno acquisito anche diverse abitudini di consumo. Occorre dunque fare di più anche sul fronte delle politiche attive per i negozi e del contrasto alla concorrenza sleale del web, a partire dalle disparità fiscali”. Bene le nuove audizioni, ma no a un testo blindato, dice l’Unione Nazionale Consumatori. “Bene che si riaprano le audizioni, ma non servono a nulla se il testo è già blindato e, a priori, non vi sarà alcuna marcia indietro – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Quel testo anacronistico, come se già non bastasse chiudere i negozi per 26 domeniche e 8 giorni festivi, ripristina pure le mezza giornata di chiusura infrasettimanale. Insomma, torniamo indietro di un secolo, in controtendenza rispetto al resto del mondo, come se non avessero ancora inventato internet e l’E-commerce“. Il Codacons da parte sua chiede alla Lega di abbandonare qualunque provvedimento sulle chiusure domenicali dei negozi. “La proposta di legge M5S-Lega creerà il caos nel settore del commercio e disparità di trattamento inaccettabili a danno dei consumatori a seconda del comune di residenza – dice il presidente Carlo Rienzi – Il ddl prevede infatti che nelle zone turistiche gli esercenti potranno scegliere il periodo dell’anno in cui rimanere aperti (inverno in montagna, estate al mare), mentre i comuni con più di 10mila abitanti saranno avvantaggiati rispetto ai piccoli centri, potendo mantenere aperti la domenica i negozi fino a 250 mq. Discriminazioni anche in base al settore merceologico, con pasticcerie, rosticcerie, gelaterie, fiorai, librerie e negozi di souvenir che potranno rimanere aperti a danno di tutti gli altri esercizi che non godranno di analoghe deroghe”.

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