Decreto fiscale, semplificazione e legge di bilancio, il CdM approva.

Il CdM ha approvato il decreto in materia fiscale, che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche del lavoro e la legge di bilancio.

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Decreto fiscale, semplificazione e legge di bilancio, il CdM approva.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto in materia fiscale, il decreto che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche del lavoro e la legge di bilancio. “Si tratta di una manovra frutto di un lavoro meritato e di tanti incontri. Abbiamo elaborato un progetto di politica economica che serve al Paese”, ha dichiarato il premier Giuseppe Conte.

Si inizia a smontare mattone per mattone la riforma Fornero, ok alla quota 100, parte la panificazione tra italiani ed Equitalia, tagli alle pensioni d’oro e agli sprechi della politica e più tasse sul gioco d’azzardo. Il decreto fiscale prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro. In materia di IVA, il pagamento slitta al momento in cui la fattura viene incassata. Mentre per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, ci sarà la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione. Diverse le misure di semplificazione e deburocratizzazione soprattutto in tema salute, sviluppo economico e lavoro. In particolare, si prevede il commissariamento delle Regioni in piano di rientro dal disavanzo sanitario (viene prevista l’incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale presso la Regione); l’istituzione della Anagrafe nazionale vaccini, con l’obiettivo di monitorare i programmi vaccinali sul territorio e la creazione del fondo per la riduzione delle liste d’attesa.

Su questo fronte la legge di bilancio interviene con 50 milioni per le regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d’attesa e con l’istituzione del Centro Unico di Prenotazione (CUP) digitale nazionale. In materia di lavoro si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti con problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per un altro anno per riorganizzazione aziendale e 6 mesi in caso di crisi. E il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ricorda “centinaia di adempimenti per le aziende saranno eliminati”. Nel settore RC auto si punta a “una RC auto equa”, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro. I tagli ai costi della politica nelle Regioni a statuto ordinario, speciale e nelle province autonome, si realizzeranno tramite il calcolo contributivo dei vitalizi derivanti da mandato elettivo regionale e il blocco del trasferimento dei fondi per i vitalizi alle regioni che non ne prevedano l’abolizione.

Al centro della Legge di bilancio il reddito di cittadinanza, la flat tax e il superamento della legge Fornero. La norma introduce la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia. Prevista anche la pensione di cittadinanza: le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è. Al via flat tax per partite Iva e piccole imprese con l’estensione delle soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15%. C’è poi il tanto discusso superamento della legge Fornero con l’introduzione della “quota 100”: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato.

Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione. Si interviene anche sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati. La legge di bilancio decreta infine uno stop al finanziamento pubblico dell’editoria con un ‘l’azzeramento graduale del fondo pubblico per l’editoria.

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