Birra & salute: alcuni luoghi comuni da sfatare

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La birra rimane, assieme al vino, una delle bevande più gradite dagli italiani, ma su di essa circolano molti luoghi comuni ed inesattezze. Un vecchio e fortunato spot realizzato da Enzo Arbore sosteneva che chi beve birra campa cent’anni. Un messaggio che certamente non può essere preso alla lettera ma che lascia sottointedere come la birra possegga proprietà per lo meno salutistiche.

Il  6° Simposio su Birra e Salute «Dai Miti alla Scienza», tenutosi recentemente a Bruxelles, ha portato un po’ di chiarezza sull’argomento e una recente ricerca pubblicata sull’European Journal of Clinical Nutrition ha posto l’attenzione sul valore della birra in chiave nutrizionale.

La birra è una delle bevande più gradite d’estata, complice il gusto fresco ed amarognolo (dovuto al luppolo) e la bassa gradazione alcolica. Se spesso nell’immaginario comune la birra suscita l’idea di gonfiore addominale, di calorie eccessive e in genere di una bevanda non proprio salubre, per contro sempre nella tradizione la birra sembra legata a caratteristiche anche positive: elisir di lunga vita, in particolare, o in grado di aiutare le donne a produrre latte. Ma cosa c’è di vero? E che posto può trovare la birra in una alimentazione equilibrata?  Vediamo cosa dicono i ricercatori su alcuni luoghi comuni legati a questa popolare bevanda.

Non ingrassa. Se assunta in dosi fino a 500 ml al giorno (una lattina grande) la birra non ha dimostrato – in base ad una ricerca dell’Università di Copenaghen – nessuna valenza che la porti ad essere associata al sovrappeso. La famosa «pancetta da birra» insomma rimane un mito – ma solo per quantitativi contenuti della stessa.

Protegge il cuore. In base alle evidenze, sia vino sia birra – cioè, in sostanza, alcol a basse dosi – sono protettivi nei confronti del cuore e del sistema cardiovascolare. Quel che conta insomma sarebbe un quantitativo moderato di alcol. Livelli più elevati per contro non solo eliminano gli aspetti positivi, ma ne fanno insorgere di altri e negativi (tra cui, in forti alcolisti, cancro e stati degenerativi neurologici, cirrosi e altre disfunzioni).

Stati mentali e demenza? Ad oggi vi sarebbero solo evidenze contrastanti e non definitive circa il ruolo della birra su demenza e deterioramente cognitivo o al contrario, sul mantenimento delle performance mentali. Ciò sembra dovuto alla dose, più rilevante che non la bevanda in quanto tale. Ma manca «l’ultima parola».

Salute delle ossa. Alcune evidenze vanno nella direzione di suggerire come un moderato introito di alcol prevenga l’impoverimento minerale osseo e dall’altro stimoli la rigenerazione delle ossa.

Birra per re-idratarsi? Almeno nei giovani, con un buono stato di salute, sembra che la birra possa essere utile come bevanda per riacquistare l’idratazione persa – per esempio nel dopo sport.

Donne che allattano. La birra non alcolica (solo questa però) è inoltre ottima per le madri che allattano al seno: senza le controindicazioni dell’alcol, la birra fornisce importanti antiossidanti e nutrienti che vengono passati al piccolo, che ne ha bisogno dal momento che ha un sistema di difese antiossidanti ancora poco sviluppato.

 

Fonte: A Sierksma and FJ Kok (2012) Beer and health: from myths to science – European Journal of Clinical Nutrition (2012) 66, 869 – 870

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Jenny Ruggeri
Jenny Ruggeri (1966) nasce a Messina e conseguiti gli studi nella città natale, dove si laurea in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, si trasferisce a Bergamo per insegnare nelle scuole bergamasche. Dopo dieci anni di insegnamento matura l’idea di fare qualcosa di diverso dalla docenza. Ha studiato e studia gli eruditi grammatici (Plinio, Fulgenzio, etc.) i lirici (Catullo, Orazio, Properzio) ed i narratori (Petronio ed Apuleio). Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti e novelle. Collabora con alcune testate giornalistiche ed è proprietaria dal 2003 di un giornale a tutela e difesa del consumatore (Customer Care Service).

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