Indagine Agcom: crisi e minacce, i volti critici dell’informazione locale.

Crisi profonda e strutturale, riduzioni delle voci informative e giornalisti troppo spesso minacciati sono le criticità che stanno colpendo duramente il mondo dell’informazione locale.

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Indagine Agcom: crisi e minacce, i volti critici dell’informazione locale.

Crisi profonda e strutturale, riduzioni delle voci informative e giornalisti troppo spesso minacciati sono le criticità che stanno colpendo duramente il mondo dell’informazione locale.

Una realtà caratterizzata dalla prossimità, immediatezza e identità e “importante per la società in generale, perché costituisce un tessuto connettivo per la comunità. E l’informazione locale sul web non compensa quella su stampa”, ha detto Angelo Marcello Cardani, Presidente Agcom in apertura alla presentazione della Indagine sull’informazione locale a cura dell’Authority. “La stampa – ha aggiunto il Presidente della Autorità Garante delle Comunicazioni – ha subito molti colpi dal web, una realtà che ha aspetti positivi e negativi. Difficile anche la professione del giornalista, che rischia molto a fronte di un reddito modesto”. E intanto la rete guarda con interesse al locale. Recentemente, anche alcune piattaforme online, si stanno interessando all’informazione locale (si pensa in particolare a FB Local News). I social network sono piattaforme globali ma consentono agevolmente la produzione e lo scambio di informazioni in ambiti ridotti e offrono uno spazio per la discussione anche per le diverse comunità locali. Lo studio parla della necessità di garantire il pluralismo informativo, come richiesto dalla Costituzione. E’ indispensabile che si possano affermare una pluralità di voci diverse, intese come il maggior numero di fonti locali, distinte, indipendenti, e in competizione tra loro e che sia impedita la posizione di preminenza di un soggetto privato. Ci sono regioni in cui non esiste più un quotidiano locale come la Valle d’Aosta e la Calabria. Grave la posizione dei giornalisti locali schiacciati tra precarietà e minacce. L’indagine afferma che sono i soggetti maggiormente minacciati, perché la condizione di debolezza economica aggrava anche la vulnerabilità nei confronti delle intimidazioni. “Siamo di fronte a un fenomeno trascurato – ha commentato Vito Claudio Crimi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria – Non parliamo di minacce mafiose o camorristiche, ma intimidazioni quotidiane, come l’industriale locale che non afferma di ritirare la pubblicità o di avanzare una piccola causa che per quanto piccola ti fa fallire. Ed lì che bisogna tutelare la figura del giornalista”. E poi c’è il precariato: la condizione economica degli editori – si legge nella ricerca – comprime sempre di più quella dei giornalisti caratterizzata da un precariato diffuso e da retribuzioni sempre più esigue, il che rende sempre più arduo per i giornalisti riuscire a opporsi alle diverse forme di censura imposte dall’esterno. Se da una parte l’offerta soffre di importanti criticità, la domanda rimane molto elevata. C’è una continua ricerca da parte di cittadini di informazione, anche perché è l’informazione locale che fa la comunità territoriale. Secondo l’indagine l’86 per cento dei cittadini si informa sui fatti locali, attraverso canali televisivi, emittenti, radio, quotidiani e servizi online come siti e app di testate o social network. A livello territoriale le regioni con forti autonomie locali e specificità linguistiche, come la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige o Friuli Venezia Giulia, presentano percentuali elevatissime prossime al 100 per cento. Nella maggior parte delle regioni è la televisione il mezzo più usato: in 17 regioni su 20 la tv è la fonte locale pù rappresentativa. Ed è la Rai il principale gruppo di riferimento per l’informazione con il Tgr re incontrastato delle notizie locali in 14 regioni. Ci sono dei brand nazionali che rivestono un ruolo in alcune regioni come il Gruppo Norba in Molise o Athesia in Trentino Alto Adige. Si evidenzia poi la presenza di gruppi editoriali nazionali (ad esempio Monrif o GEDI ) che ricoprono ruoli importanti anche a livello locale Il quotidiano conferma la sua connaturata attitudine a soddisfare l’esigenza di notizie da parte dei cittadini, in quanto rappresenta l’unico mezzo che, al netto delle inserzioni pubblicitarie, offre contenuti, interamente dedicati all’informazione. Il quotidiano è però uno dei mezzi con più difficoltà da affrontare. Diverse testate sono state chiuse o acquisite da altri editori, riducendo di fatto il numero di voci informative disponibili sull’attualità locale in dati territori, tanto da portare alcune regioni (non solo, come visto, la Valle d’Aosta ma anche la Calabria) a non contare più sulla presenza di alcun quotidiano locale.

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