I bambini obesi sono più influenzabili dalla pubblicità sul cibo

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In Italia abbiamo il triste primato della maggiore quantità di bambini obesi nell’Unione Europea, quindi non farà per nulla piacere sapere che proprio loro sono i soggetti più inermi davanti alla pubblicità del cibo per via i profondi meccanismi che avvengono nel loro cervello. È quanto sostiene uno studio americano in corso di pubblicazione su The Journal of Pediatrics che risolleva lo spinoso problema del rapporto tra marketing alimentare, stili di vita e obesità. «Eravamo interessati a capire se il cervello di un bambino obeso rispondesse in maniera diversa da quello di un bambino normopeso ai marchi alimentari», ha spiegato la coordinatrice dello studio Amanda S. Bruce, dell’University of Missouri-Kansas City.

Per farlo il team ha sottoposto a risonanza magnetica 10 bambini obesi e altrettanti normopeso mentre entrambi i gruppi osservavano i loghi di prodotti alimentari e non. Mentre osservavano la pubblicità del cibo, nei bambini obesi si osservava una maggiore attivazione delle cosiddette aree della ricompensa, mentre in quelli normopeso le aree più attive erano quelle dell’autocontrollo.

«Lo studio fornisce prove preliminari del fatto che i bambini obesi possano essere più vulnerabili agli effetti della pubblicità del cibo», ha commentato Bruce. Se fosse così «una delle chiavi per far prendere loro decisioni alimentari migliori potrebbe essere lavorare sull’autocontrollo. Esercizi per l’autocontrollo potrebbero integrare i trattamenti antiobesità e dare maggiori chance agli interventi per la perdita di peso».

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