Messina, condannati due magistrati: sentenza senza precedenti Il Tribunale di Messina ha condannato i pm che non fecero nulla 10 anni fa per fermare un uxoricida.

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Nella sua ultima denuncia, poco prima di essere uccisa dal marito, Marianna Manduca aveva scritto: ‘Vi chiedo aiuto, vuole ammazzarmi, sono disperata’.

Accadeva 10 anni fa, nell’ottobre 2007, allora però nessuno ha mosso un dito e per questo i due Magistrati che ignorarono le sue ripetute richieste di aiuto, sono stati condannati dal Tribunale civile di Messina. Ma sarà, per adesso, lo Stato in prima istanza a risarcire i tre figli della donna per poi farsi in parte sugli stessi Magistrati. Una sentenza che in questi termini non ha precedenti.La storia di Marianna e la condanna dei magistrati. Marianna, geometra trentenne di Palagonia in provincia di Catania, un matrimonio con un uomo tossico dipendente, anni di soprusi fino a quando la donna non decide di separarsi. Un percorso molto complicato, fatto di minacce e denunce, fino a quando il marito, Saverio Nolfo, non inizia a diventare pericoloso.

Dal 2006 al 2007, Marianna presenta 12 esposti ai Carabinieri del suo paese. Un giorno quell’uomo si presenta sotto casa con un coltello in mano e qualche giorno dopo con un arco, le lancia una freccia che la sfiora. Lei racconta tutto ai Carabinieri e ogni volta gli atti finiscono alla Procura di Caltagirone, ma nessun provvedimento viene preso. Nolfo non viene mai convocato, fino al 3 ottobre 2007, quando Marianna a pochi metri da casa viene uccisa a coltellate dal marito che per questo sta ancora scontando 20 anni di carcere. Ora quei magistrati dovranno pagare per quella ingiustificabile omissione. Nella sentenza, c’è scritto che la Procura di Caltagirone nulla ha fatto per impedire la consumazione dell’omicidio. I giudici scrivono: ‘L’inerzia delle autorità nell’applicare la legge, si risolve di fatto in una vanificazione degli strumenti di tutela’. 10 anni ci sono voluti. È stato lo zio dei bambini che li ha adottati a chiedere giustizia. La Presidenza del consiglio, gli dovrà pagare 250 mila euro. Il padre era disoccupato, mentre la madre lavorava e portava avanti lei la famiglia e ai tre figli che oggi hanno 12, 13 e 14 anni è venuto meno il supporto economico.

Una sentenza che letteralmente grida vendetta, non quella di oggi 13 giugno, ma quella di 10 anni fa, la decisione di un marito che aveva deciso di uccidere la moglie che aveva voluto la separazione. Quella donna sapendo del pericolo, per 12 volte aveva fatto denuncia, mai ascoltata e oggi vengono condannati al risarcimento, pagato dallo Stato, i magistrati che non ascoltarono, ma quella vita intanto è stata cancellata.

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Jenny Ruggeri
Jenny Ruggeri (1966) nasce a Messina e conseguiti gli studi nella città natale, dove si laurea in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, si trasferisce a Bergamo per insegnare nelle scuole bergamasche. Dopo dieci anni di insegnamento matura l’idea di fare qualcosa di diverso dalla docenza. Ha studiato e studia gli eruditi grammatici (Plinio, Fulgenzio, etc.) i lirici (Catullo, Orazio, Properzio) ed i narratori (Petronio ed Apuleio). Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti e novelle. Collabora con alcune testate giornalistiche ed è proprietaria dal 2003 di un giornale a tutela e difesa del consumatore (Customer Care Service).

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