Il Giappone spegne le centrali nucleari, e non va affatto in crisi energetica

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Il 7 maggio 2012 è destinata a diventare una data storica per il Giappone, e magari anche per il mondo. L’ultima delle 54 centrali atomiche presenti sul suolo giapponese verrà spenta, senza provocare shock elettrici o carenze significative nella fornitura di energia elettrica del Paese. Soltanto nelle ore di punta della prossima stagione calda si teme qualche difficoltà, a causa del previsto uso massiccio dell’aria condizionata, ma trattandosi di calcoli fatti sulla carta e tutti da verificare, le autorità giapponesi hanno pensato che ci fossero le condizioni per chiudere le centrali atomiche.

La notizia è significativa soprattutto dal punto di vista emotivo, perché nessuna nazione più del Giappone ha subito le conseguenze negative dell’energia nucleare. Nel 1945, il 6 e il 9 agosto, subì 2 bombardamenti con bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki, che provocarono oltre 200˙000 morti immediate e numerosissime altre negli anni successivi a causa delle radiazioni.

Nonostante questo, nel dopoguerra i giapponesi costruirono decine di centrali elettriche nucleari e anche grazie all’energia da esse prodotta il Paese è diventato la 3ª potenza economica al mondo. E per tutti si trattava di una specie di segnale incoraggiante, perché se proprio coloro che meglio conoscevano le conseguenze negative del nucleare, lo usavano, significava che in qualche modo l’energia atomica poteva essere imbrigliata.

Una fiducia che si è sbriciolata l’11 marzo dell’anno scorso, quando un terremoto e uno tsunami hanno danneggiato la centrale nucleare di Fukushima.

Molti materiali su questi argomenti si possono trovare nel blog Arigatò, di Marco Sigaudo, dove sono stati raccontate le vicende che hanno indotto il governo e le autorità energetiche giapponesi a ripensare le proprie politiche. In sintesi: l’energia nucleare si può forse imbrigliare, ma non con i sistemi in uso, e non dalle aziende che attualmente fanno funzionare le centrali, i cui sistemi di lavoro non sono sempre adeguati. Il motivo è che le aziende si comportano da soggetti economici, cioè tentato di risparmiare sui costi con l’obiettivo di massimizzare i guadagni: e questo non si può fare con centrali nucleari le quali, se non controllate bene, producono radiazioni nocive per la salute – e le cui scorie continuano a produrre radiazioni per migliaia di anni.

Per sostituire il nucleare, i giapponesi hanno pensato alle alternative. In primo luogo, l’energia solare (ne ha parlato il sito web IlCambiamento) con la costruzione di impianti tra i più grandi del mondo e galleggianti, in modo da non rubare territorio all’agricoltura. E in secondo luogo, agli idrati di metano (ne ha parlato, anche in italiano, il sito web LaVoceDellaRussia – e i russi, essendo i primi produttori mondiali di gas naturale, hanno un certo interesse per la questione).

Ancora una volta, i giapponesi lanciano un messaggio al mondo: si può fare. Abbandonare fonti energetiche inquinanti, si può fare. Le alternative esistono.

http://arigato.blogosfere.it/2012/05/nucleare-dopo-42-anni-il-giappone-spegne-tutti-i-reattori-nucleare-svolta-per-energia-verde.html

http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/giappone_mega_impianto_solare.html

http://italian.ruvr.ru/2012_03_27/69725302/

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