Dissesto idrogeologico e turismo: strutture ricettive a rischio in 1˙861 Comuni

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Le recenti alluvioni che hanno sconvolto la Maremma e la Lunigiana, ripropongono il problema della sicurezza delle popolazioni e degli insediamenti in presenza di piogge intense. Problema che investe anche l’affidabilità del nostro Paese come meta turistica, coinvolgendo in modo particolare i territori rurali, dove si svolge l’attività agricola e agrituristica. Secondo una ricerca di Agriturist, dal 2000 ad oggi in Italia, si sono verificate 23 alluvioni catastrofiche, che hanno interessato 16 regioni, con 146 vittime e danni stimati intorno ai 14 miliardi di euro. I mesi di maggior frequenza delle alluvioni sono stati novembre (7) e ottobre (6), ma complessivamente è stato interessato il periodo marzo-novembre, con pesanti conseguenze anche in periodi e su località con rilevante movimento turistico (sgombero di campeggi, allagamento di alberghi, ecc.). Di anno in anno le previsioni di maltempo suscitano crescente, quanto comprensibile, ansia, con effetti negativi anche sulla propensione a viaggiare. E le conseguenze nefaste delle alluvioni stanno facendo dell’Italia un paese «a rischio», soprattutto per chi viaggia verso località rurali o di montagna. Può sembrare – rileva Agriturist – una considerazione di poco conto. Ma non lo è affatto! Tanto più in considerazione della «sensibilità» che suggerisce le scelte di viaggio in questo periodo di crisi, con il poco tempo/denaro disponibile che impone di dedicare massima attenzione al dove, e come, andare in vacanza: ogni aspetto di affidabilità della località di destinazione, influisce sulla decisione del turista.

In base ad una indagine condotta, già nel 2008, dal Ministero dell’Ambiente, sono 6633 i Comuni italiani ad alta criticità idrogeologica, con 29.517 kmq di aree a rischio, di cui 17.254 kmq soggetti a frane e 12.263 Kmq esposti ad allagamenti. Un’indagine di Legambiente e Protezione Civile, condotta nel 2011, individua 1.861 Comuni nei quali sono a rischio anche insediamenti turistico-ricettivi. La maggior parte di questi Comuni sono rurali e, in seguito alle alluvioni, subiscono danni gravi le attività agricole e le piccole attività turistiche, comprese quelle agrituristiche.

«Anche questo – dichiara la presidente Agriturist Vittoria Brancaccio – è un aspetto del debito pubblico italiano. Lo conferma una recente stima del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, secondo cui, per mettere in condizioni di accettabile sicurezza il nostro territorio, bisogna spendere almeno 40 miliardi di euro: quello che non abbiamo fatto prima, costruendo con le dovute regole tecniche, ora dobbiamo correggerlo. E intanto occorre riparare i danni, spendendo almeno il triplo di quanto sarebbe costata la prevenzione. D’altra parte quello della messa in sicurezza del territorio, è un problema strettamente collegato al contenimento della cementificazione, e quindi impermeabilizzazione del suolo agricolo, e alla salvaguardia del paesaggio rurale, che pure è risorsa fondamentale per lo sviluppo del turismo».

Di questi temi, si parlerà in occasione del Forum Nazionale dell’Agriturismo, in programma a Tarquinia (Viterbo), in particolare nella tavola rotonda del 21 novembre (Palazzo Consiliare, piazza Giacomo Matteotti 6, ore 10.00) sul tema «Agricoltura e turismo: motori della ripresa».

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