01 apr 2007 @ 9:27 PM 

Privacy.
L’indiscrezione regna sovrana ed è ancor più irresistibile se letta in un verbale giudiziario. Ma l’universale messa in piazza dei fatti altrui comporta la perdita di un’umanità socievole e rispettosa.

Nel 1971 a Sanremo Lucio Dalla cantò una bella canzone. Si intitolava 4 marzo 1943, che era la sua data di nascita. In verità il titolo originario era Gesù Bambino, ma alla direzione del Festival sembrò troppo. Finiva così: «E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino / per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino». In verità all’origine finiva così: «E ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino / per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino». La direzione rettificò. Bei tempi, tempi morali. E pensare che il vero Gesù, che un po’ bambino è rimasto sempre, dava scandalo proprio perché non si peritava di frequentare agenti delle tasse, ladri e puttane. Anzi, dava loro la precedenza nel regno dei cieli. «I ladri e le prostitute entreranno nel Regno di Dio prima di voi…». Gesù bazzicava taverne e ladri e prostitute non per peccare con loro, ma per consigliarli di non peccare più: tuttavia non si curava di salvare la faccia coi sepolcri imbiancati che gridavano allo scandalo.
Penso che si possa frequentare chiunque, su questa terra che saprebbe essere fraterna (quanto a me ho trascorso gran tempo fra ladri e transessuali), a condizione di non cedere al pregiudizio o al giudizio altrui, e di essere pronti a mandare a quel paese chi se ne mostri scandalizzato e ci voglia speculare sopra. Per restare alla semievangelica premessa, da quel Gesù si ricava anche, tirandolo verso terra, un modesto criterio a proposito di che cosa è scandalo. Ci sono cose che si possono fare, ma piuttosto che farle al cospetto dei fanciulli è meglio mettersi una macina al collo e annegarsi. In parole poverissime, non darò scandalo se passo a fare due chiacchiere notturne con le lavoranti del mercato dell’acqua, e non ci sono fanciulli là attorno: e se ci sono dei fotografi è perché si sono appostati e mi hanno inseguito, e la macina va attaccata al loro collo. Devo solo dir loro di andare all’inferno e aspettare a piè fermo le conseguenze. Più o meno questo dice il Vangelo della privacy. Ah, e anche quell’altro dettaglio: chi è senza peccato scagli la prima pietra. La sassaiola ora è così fitta che dev’esserci una formidabile innocenza in giro. La tutela della privacy può passare per una conquista contemporanea. In realtà i nomi nuovi delle cose compaiono quando scompaiono le cose. Così per la privacy, che chiameremo discrezione, ed è, se non la più importante delle virtù, un ingrediente decisivo di ogni virtù. L’indiscrezione regna sovrana. La tutela della privacy le fa argine, come il ragazzino che tiene il dito nella diga. Se dovessimo ridurre a una sola formula la definizione della privacy (tanto non ci mettiamo d’accordo neanche sulla pronuncia: «You say tomato, I say tomahto») diremmo che si tratta della storia più antica del mondo: sesso. Perfino quando si tratta di grandi banchieri e di piccoli furbi, la cassaforte più intima e munita contiene la sua scenetta sessuale. Niente come l’incontinenza delle intercettazioni mostra che l’ufficiale esibizione di libertà e sfrenatezza sessuale è aria fritta, e ciò che è piccante vuol essere spiato dal vecchio buco della serratura. E neanche spiato con gli occhi, come comanderebbe il voyeurismo letterale, e nemmeno origliato con le orecchie, come vorrebbe l’acustica delle registrazioni, ma letto, letto nei verbali giudiziari trascritti sui giornali. Esempio impensato di sinergia fra i sensi, e di rivalsa della carta stampata. Sono due le attrattive insuperabili del giornale: consegna all’assoluta padronanza del lettore la vita segreta del suo prossimo e lo fa attraverso i verbali, cioè la soddisfazione di vedere dalla poltrona il prossimo inciampato nelle grinfie della giustizia. Va da sé che il prossimo prediletto per questo piacere è quello che sta in testa alle classifiche del potere apparente, sesso droga e denaro: rock’n roll niente. Questa lettura tiene il posto che nell’Ottocento era dei romanzi, e come i romanzi dell’Ottocento può rovinare una madre di famiglia. Più esattamente, tiene il posto dei fotoromanzi: basta sovrapporre le facce (chissà perché si dice ancora le facce) che riempiono i teleschermi, alle Rivelazioni dei verbali, e ognuno diventa lettore e autore del suo fotoromanzo. Nel quale i primi piani non si negano ad alcuni magistrati, che non a caso nei verbali parlano più degli interrogati. Fine del grigiore del vecchio A D.R. (a domanda risponde): qui l’inquirente fa capolino, chiede, insinua, fa battute, si sporge a salutare con la manina fin quasi a ruzzolare dentro l’inquadratura. Nelle intercettazioni (abbiamo il primato dei beni culturali, perché lamentarci di quello delle intercettazioni?) la notizia di reato è pressoché incidentale: ci sono effettivamente delle estorsioni, dei lenocinii, ma finiscono inosservati e poi archiviati. Quello che conta è l’alluvione di danni collaterali. Fiumi di parole, senza rilevanza giudiziaria, ma capaci di riempire pagine e pagine di giornali, a cominciare dai più solenni, accompagnate a pagine e pagine di deplorazioni nelle pagine a fianco. Il pubblico gradisce tutto, rivelazioni e deplorazioni. Le cifre, soprattutto. La gente vuole sapere: quanto prendono di pensione gli ex parlamentari, nome per nome, e che tariffa viene assegnata alle vallette, per un’ora, per una notte, per fare che, per non fare che. Colpa della televisione, si dice. Però Cinecittà era già così, si andava già a letto col produttore, o col suo autista, e c’erano la dolce vita e i paparazzi e i vezzeggiativi e i diminutivi per le ragazze: vallette oggi, attricette e divette allora. Il gossip rendeva meno, è vero, e non si chiamava nemmeno così. L’attricetta persuasa a darla, se non violentata di brutto, faceva meglio a stare zitta, se non voleva passare per complice e adescatrice. I panni sporchi si lavavano in famiglia, o restavano sporchi. Fu il femminismo a rompere questa regola, un’omertà più antica e losca di quella mafiosa. Le donne misero in piazza le magagne private dei maschi, li offesero e li confusero: più esattamente, li sputtanarono. Non avrebbero più potuto contare sulla clandestinità inespugnabile della camera da letto. A distanza di una generazione o due, la sessualità spregiudicata fa mostra di sé nei cartelloni pubblicitari, ma la scena dal buco della serratura ha ripristinato i ruoli, c’è Susanna al bagno e i vecchioni che la spiano ingordi. Non importa se Susanna sia consenziente: si è sempre sospettato che lo fosse. Anche i gay c’erano sempre stati, giacimento goloso per i ricatti dei servizi segreti universali. Ci sono altri protagonisti, ma si assegna loro un ruolo ancora più femmineo, come ai transessuali. Il nostro tempo ha bisogno di trans, così come si diceva fino a ieri che aveva bisogno di affetto, e chi ha più bisogno di affetto di un erede della Fiat? Le donne si sdoppiano, come sempre, ma con etichette seminuove: le donne in carriera e quelle dello spettacolo e della strada. Anche quando sono al massimo della carriera la differenza rispunta. In Francia Nicolas Sarkozy si chiama con il cognome, e Royal Ségolène con il nome. È successo anche in America, dove Clinton era un cognome, e Hillary un nome. Anche Monica un nome. Quella vicenda nutrì lo scandalo e il disprezzo per l’America fin nelle tende di pastori erranti per l’Asia, più di un’intera economia imperiale. Il vestitino con la macchia umana tenuto in frigorifero dalla mamma. E tutto perché Clinton non ebbe il coraggio di mandare al diavolo tutti, che si facessero i fatti loro. Invece tutti i Newt Gingrich del mondo furono autorizzati a denunciarne l’ipocrisia, e a radiografare la sua macchia umana, tanto più implacabili quanto più lazzaroni loro stessi, come adesso confessano, ma non gliene frega più niente a nessuno. Perfino negli scherzi o nelle vendette ignobili con il telefonino sono per lo più le ragazze a finire in piazza. Il femminismo ha avuto un suo misurato soprassalto nella lettera pubblica di Veronica Lario: e magari fosse quello il tono dei pubblici bucati. Le Iene ti misurano la polverina bianca addosso. Poi devono rinunciare a fare i nomi, e va bene. Ma come la mettiamo con gli sprovveduti di tutto che vanno in galera per la coca, e sono quelli dei nomi protetti a mandarceli? I nuovi detector ti spogliano, alla lettera, ti mettono a nudo. E si pagano ancora cifre per un cambio di mutande di Pier Ferdinando Casini? I panni sporchi non si lavano più in famiglia, ed è un gran passo avanti. In famiglia donne e bambini erano pieni di lividi e dovevano stare zitti. Però nell’universale mettersi in piazza c’è il disastro, c’è la perdita di quella condizione a un’umanità socievole e rispettosa che è, per le donne ma per chiunque, avere una stanza tutta per sé. Non so perché si sia venuti a sapere che una parlamentare porta addosso un cilicio: se ne prova un imbarazzo, tanto più che colei considera una inclinazione sessuale diversa una malattia, e dichiara di esser lì per «alzare la temperatura morale». L’indiscrezione è un peccato mortale, di cui si muore. Tanti anni fa, in un servizio sulle prepotenze dei maschietti sulle bambine, chiesero a una scolaretta quale fosse la cosa più brutta che i compagni potessero farle. «Guardare nel mio diario» rispose. Lo spettacolo, diciamo così, svergognato, offerto dalla società televisiva (nella quale è ormai ingoiato per intero lo sport professionale, e certamente il calcio) eccita l’emulazione, e si capisce che i ragazzi facciano la fila al reclutamento dei Grandi fratelli. Ma può suscitare anche un rigetto e una secessione, un romanticismo di nicchia e di ritorno, sigillato come un lucchetto a Ponte Milvio, o in un posto segreto che sanno loro.

Posted By: Mauro Zanardi
Last Edit: 01 apr 2007 @ 09:27 PM

EmailPermalink
Tags
Categories: Vecchi Articoli


 

Responses to this post » (None)

 

Sorry, but comments are closed. Check out another post and speak up!

Tags
Comment Meta:
RSS Feed for comments
Change Theme...
  • Users » 893
  • Posts/Pages » 1,651
  • Comments » 168
Change Theme...
  • VoidVoid « Default
  • LifeLife
  • EarthEarth
  • WindWind
  • WaterWater
  • FireFire
  • LightLight