In questi giorni, come ogni primavera, migliaia di adolescenti sciamano per la Penisola. Dove vanno? A un concerto rock? A un rave party? No: vanno fare le gare di latino. Si chiamano Certamina, al singolare Certamen. Ce ne sono dappertutto, in ogni borgo antico,in ogni angolo dell’Italia profonda, da Bassano del Grappa a Venosa, da Terni a Sulmona, intitolati a questa o quella gloria delle patrie lettere: Ovidio e Cicerone, Sallustio e Varrone. E i ragazzi che vi partecipano sono tanti. Solo che non fanno notizia. Un citrullo che infila le mani negli slip della professoressa fa parlare tutta Italia; mille studenti che ogni anno traducono Cicerone non interessano a nessuno. Eppure, a suo modo, è un piccolo fenomeno sociale. E forse è il segno di una svolta che sta riportando in auge il vecchio latino, di cui credevamo di esserci liberati.
Diciamo la verità: pensavamo fossero cose preistoriche. Che i Certamina fossero un luogo ammuffito dove un manipolo di secchioni occhialuti si ritrovava con tre professoresse incartapecorite e qualche assessore di paese. Relitti del passato, sopravvissuti al disastro di una scuola ormai conquistata dai bulli col videofonino. E invece, a guardarci dentro, si scopre che è un mondo vitale e vivace, dove si radunano ragazzi pieni di passioni e di curiosità. Ragazzi che non hanno in testa solo il Rosa, rosae. Prendete Lorenzo Cacagli, classe III A del liceo classico Antonio Rosmini di Rovereto. Per riuscire a parlargli dovete raggiungerlo tra una gara di nuoto e un’altra. Ora è appena tornato dopo avere fatto 200 vasche, ai campionati regionali di nuoto. L’anno scorso ha vinto il Certamen Ovidianum di Sulmona, mentre quest’anno è andato a fare il Ciceronianum ad Arpino e, tanto per cambiare, pure una gara di greco, l’Agon Sophokleios a Termoli. Ma com’è che un diciottenne si appassiona a cose tanto vetuste? «A me piace la letteratura» dice Cacagli. «Che sia antica o moderna cosa cambia?». Già, ma il latino a cosa servirà mai? «È un piacere fine a se stesso».Ci si sorprende ad ascoltare le risposte di questi giovani campioni di latino, più acute di quelle di molti accademici che ancora usano le vecchie argomentazioni classicistiche: il latino aiuta a ragionare, la nostra civiltà è greco-romana e via dicendo. E così ti sorprende anche Maria Ganarini, compagna di classe di Lorenzo, che ha vinto invece il Certamen Sallustianum dell’Aquila: «Leggere i testi antichi insegna a vedere la vita da prospettive nuove. Possiamo confrontare le esperienze dei romani con le nostre: e scoprire che sono lontane ma non diverse. Ciò di cui parla Sallustio, guerre e corruzione, è qualcosa che ci riguarda anche ora».I Certamina, poi, servono a socializzare. Vi partecipano anche ragazzi stranieri. E, in qualche modo, attorno al latino, si ricerca un’unità europeo-mediterranea, come ai tempi dell’impero dei Cesari. All’Aquila, per esempio, hanno invitato una scolaresca tunisina a commentare la Guerra contro Giugurta di Sallustio. Proprio gli eredi di Giugurta, che aveva il suo regno nell’attuale Tunisia, sono stati insomma chiamati a dire la loro sulle guerre dei romani nel Nord Africa.Il caso del liceo Rosmini di Rovereto, culla di campioni del latino, si spiega con la presenza di eccellenti professori (in questo caso la docente Patricia Salomoni) ma anche con l’influenza dell’ambiente. A Rovereto, che ospita un grande museo di arte contemporanea (il Mart), antico e moderno convivono benissimo. Il sindaco Guglielmo Valduga sta studiando un progetto che farà di Rovereto una «città del mito», con una serie di manifestazioni legate alla memoria del grande grecista e studioso di miti Mario Untersteiner, tra le quali si prevede anche un certamen.Ma se quello di Rovereto è un caso felice, è evidente che il fenomeno è più generale. Riscoprire il latino significa riscoprire un modo di guardare alle cose al di là degli stereotipi di marca televisiva e massmediatica. È anche per questo, e non solo per ragioni teologico-liturgiche, che il Vaticano oggi torna a impegnarsi nella battaglia per il latino: a giugno si terrà un convegno promosso dal Pontificio comitato per le scienze storiche sul tema «Il futuro delle lingue classiche». Ed è anche per questo che nella Gran Bretagna disincanta e pragmatica di Tony Blair, a sorpresa, troviamo in cima alla classifica dei best-seller il libro di un giornalista del Daily Mail, Harry Mount: Come diventare un amante del latino (in inglese: latin lover). Mount sarà ospite, a giugno, del Festival dell’antichità di Rimini, dove si parlerà appunto del «Ritorno del latino».Gli antichi, del resto, sono sempre stati maestri di anticonformismo. I grandi rivoluzionari e i grandi eccentrici si sono formati sugli studi classici. Oscar Wilde vinceva tutte le gare di greco a Oxford, Arthur Rimbaud era un campione di composizione latina, Karl Marx si rileggeva ogni anno tutte le tragedie greche in lingua originale. E oggi, forse, dopo la sbornia tecnologico-economicistica, si torna a sospettare che una formazione umanistica non sia del tutto inutile.Potrebbero testimoniarlo Venanzio Postiglione ed Eliana Liotta, salernitano lui, siciliana lei. A loro le gare di latino hanno cambiato la vita: conosciutisi al Certamen Ciceronianum di Arpino, hanno finito per sposarsi. «Invece della pupa e il secchione abbiamo fatto il secchione e la secchiona» scherza Liotta. Tutti e due usciti alla maturità con un dieci in latino, vengono da sane famiglie del Sud, che alla cultura classica ci credono. Il padre di Venanzio, Anacleto Postiglione, professore di greco e latino a Salerno, ha scritto per Rizzoli un delizioso libretto, Antiche storie d’amore. Aggiunge Liotta: «Anche mio padre mi diceva: chi sa tradurre Cicerone può fare qualsiasi cosa nella vita». E, in effetti, i due sposi sono ora giornalisti ai massimi livelli: lui caporedattore centrale al Corriere della sera, lei vicedirettore alla Rizzoli. «Fare una versione di latino è un allenamento anche per la professione giornalistica» dice Liotta. «Sviluppa la capacità di risolvere i problemi velocemente ed entro un tempo prefissato. Ti educa a frasi costruite con simmetria e purezza».Galeotto fu Cicerone: Venanzio ed Eliana aspettano ora due gemelli, dai nomi ovviamente classicissimi, Leandro e Lavinia. Morale della favola: chi vince un certamen fa carriera e, magari, trova pure marito (o moglie). Dimenticatevi le «tre i» (inglese, internet, impresa) di berlusconiana memoria. Per sfondare nella vita bastano due elle: Latine loqui. Non sapete che significa? Prendete il vocabolario, e traducete.

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