“Pronto sono Osama… no, non sono in Afghanistan, sono a Roma… tranquillo è un telefono sicuro… sì, uno di quei call center vicini alla Stazione… ci sarebbe un paio di bombette da far esplodere nella metropolitana di Berlino, un aereo da far schiantare contro la Torre Eiffel, e poi mi servirebbero un paio di Kamikaze per l’Angelus di domenica prossima a San Pietro… allora ciao, ci sentiamo in settimana per i dettagli… sì, ti richiamo io, tanto il telefono è sicuro”.Ovviamente questa è una telefonata di fantasia, ma c’è qualcuno che deve avere immaginato qualcosa di simile. Nei centri storici delle città è sempre più frequente vedere piccoli negozi che offrono telefonate internazionali a prezzi speciali. Che questi ambienti siano diventati anche luoghi di ritrovo per quella o quell’altra comunità di immigrati, è pleonastico sottolinearlo.E questo è un problema come viene testualmente scritto nella relazione di accompagnamento della proposta di legge “Disciplina degli esercizi di telefonia e delle strutture assimilate”, che inizia così: “Nell’attuale momento storico, è innegabile l’esistenza di un problema di sicurezza dovuto alla recrudescenza di attentati terroristici rivolti contro bersagli civili ed inermi. [...] è noto a tutti, infine, come le comunicazioni a distanza siano uno dei punti cardine della prevenzione, al pari dell’analisi delle frequentazioni degli elementi sospetti.In tale senso appare opportuno prevedere una limitazione negli orari di apertura notturna dei cosiddetti “call center” e delle strutture assimilate, nonchè degli obblighi di previa comunicazione degli orari, al fine di favorire la sorvegliabilità dei locali da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, la quale potrà dunque concentrare le proprie forze su un numero limitato di luoghi”.L’equivalenza immigrazione-terrorismo farà inorridire le anime belle che si sono spese per l’integrazione tra culture diverse, certo che l’equivalenza “posto telefonico pubblico-possibile cellula terroristica da sorvegliare” turba anche quelli con un pò più di pelo nello stomaco.Lasciamo da parte i sognatori del libero mercato che s’indignano perchè si debbano prevedere delle limitazioni orarie e di aperture ad esercizi commerciali telefonici, a scapito del consumatore. La categoria è in estinzione, e perciò irrilevante.Ragazzi miei svegliatevi, il momento è brutto, nessuno vuole restringere le libertà dei cittadini, ma occorre in qualche modo evitare che la nostra telefonata immaginaria avvenga davvero.Per garantirsi la sicurezza occorrono un paio di regoline da rispettare: entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge i titolari dei posti telefonici devono comunicare i loro orari, i comuni devono stabilire il limite massimo di questi luoghi aperti dalle 22 alle 7, non più di uno ogni 20 mila abitanti.Il fatto che esistano dei fusi orari che complicano la comunicazione con il Paese d’origine per parlare con i famigliari, potrebbe essere solo una scusa. Come è risaputo, infatti, gli attentati terroristici vengono organizzati in Italia e di notte. Dalle 22 alle 7 entra in vigore la FOPOA: la fascia oraria per organizzare attentati.

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