«I telefonini in classe? Invece di proibirli adotterei una cura omeopatica: contrastare la tecnologia con la tecnologia, schermando la scuola con un sistema che impedisca di effettuare telefonate o inviare messaggi durante le ore di lezione. L’ho già fatto in passato e posso garantire che funziona».
Così commenta la circolare ministeriale che invita gli insegnanti al sequestro dei cellulari molesti Benedetto Di Rienzo,60 anni, da 28 preside dell’Istituto tecnico commerciale Tosi di Busto Arsizio (Varese). La sua scuola conta quasi 1.500 studenti e vanta computer, una rete wifi, un centro informatico, videoconferenze per fare seguire le lezioni agli studenti malati. Insomma, è un istituto all’avanguardia. Per questo, nel 2004, il ministero dell’Istruzione l’ha scelto per testare la schermatura dei cellulari durante gli esami.«Mi si offrì un’installazione di una società che si occupa di gestire in sicurezza concorsi pubblici e privati. Furono piazzati due “jammer”, gli apparecchi che servono a isolare un ambiente, ai piani dell’istituto in cui si svolgevano gli esami. Creavano un campo elettromagnetico per impedire l’utilizzo dei cellulari». Funzionò. E la notizia uscì sui giornali di 21 paesi. «Risposi al ministero che avremmo adottato i jammer anche durante l’anno scolastico, escludendo dalla schermatura le aree ricreative e i momenti di pausa». Il 19 luglio 2004, però, arrivò un’altra lettera, questa volta dal ministero delle Comunicazioni con il «divieto assoluto di pubblicità, vendita e utilizzo (dei jammer, ndr) sull’intero territorio comunitario, in quanto considerati interferenti al regolare funzionamento delle comunicazioni telefoniche». L’istituto Tosi fu diffidato dall’utilizzare l’impianto proposto da un altro ministero. Eppure in Francia e Germania i jammer vengono usati liberamente per schermare teatri, cinema, stadi, carceri, mentre in Italia sono ancora illegali. Hanno una portata che va da 5 a 300 metri, costano da 150 a 4 mila euro e selezionano fra chiamate normali e numeri d’emergenza. «Restano solo due problemi» aggiunge di Rienzo. «I jammer non impediscono le registrazioni col telefonino e, se azionati a scuola, farebbero perdere milioni di euro alle compagnie telefoniche». Già: con 5 milioni di studenti e un costo medio di 10 centesimi a messaggio, il danno potrebbe essere grosso.

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