Dopo una prima giornata passata a sbrigare le pratiche burocratiche quella di ieri non è stata certo una bella serata per Anna Maria Franzoni. In carcere, sembra assurdo, ma esistono delle regole tra i carcerati e nessuno vuole avere a che fare con assassini di bambini, stupratori e pedofili. Solo le leggi non scritte contro le quali si è scontrata anche la Franzoni condannata per l’omicidio del figlio Samuele di 3 anni. Così La scorsa notte, nel carcere bolognese della Dozza, ci sarebbero state proteste contro di lei. Secondo l’agenzia Ansa, nella sezione femminile alcune detenute l’avrebbero accolta con grida e insulti, epiteti (“assassina”) ed inviti (“vattene”) e col fragore delle stoviglie sbattute contro le sbarre. Il tutto per alcune decine di minuti. Qualche altro insulto, isolato, si sarebbe ripetuto la mattina al passaggio della donna.
In cella guarda la tv
La prima giornata in cella per Anna Maria Franzoni si è svolta seguendo il classico rituale: visita medica, radiografie e colloquio con lo psicologo. Per un periodo iniziale di isolamento. Nella sua cella guarda tanta tv, soprattutto i servizi dei tg che raccontano la sua vicenda. Sorvegliata a vista, la Franzoni potrebbe essere presto trasferita in un sezione distaccata dell’istituto, così da limitare il contatto con le altre detenute. Il personale del carcere che ha avuto modo di vederla la descrive “tranquilla”, come se tutto questo non stesse accadendo a lei. Mangia, guarda la tv e legge. Il suocero le ha fatto avere un pacco con generi personali e di conforto.
Lo sconto di pena
Più o meno tra sei anni avrà diritto alla semilibertà, e per i permessi premio potrebbe dover aspettare ancora meno. Non solo: avendo due figli piccoli – che per adesso potrà incontrare sei volte al mese – e non essendo stata privata dello status giuridico di genitore, per ottenere il regime di detenzione speciale (a casa o meglio ancora in una comunità di assistenza) le basta scontare un terzo della pena. Nei calcoli, infine, bisogna tener conto della cosiddetta “liberazione anticipata”: il condannato, se si comporta bene, può beneficiare di novanta giorni di riduzione all’anno, vale a dire sei mesi ogni due anni. Questioni su cui sarà chiamato a pronunciarsi il tribunale di sorveglianza di Bologna.”La battaglia per dimostrare la sua innocenza non è finita”, proclama l’avvocato Paolo Chicco, che insieme alla collega Paola Savio affila le armi per i prossimi appuntamenti. Per la revisione del processo è troppo presto, e poi ci vogliono prove nuove e decisive. Si pensa dunque a come fronteggiare “Cogne-Bis”, l’inchiesta della procura di Torino su un presunto inquinamento della scena del delitto che vede Anna Maria indagata insieme all’ex difensore Carlo Taormina ed altre nove persone.Il professor Carlo Federico Grosso, protagonista insieme a Chicco dell’ultimo match in Cassazione, ha ribadito che, vista la fragilità degli indizi, la donna “non doveva essere condannata”. E per dimostrarlo lo staff difensivo punta proprio sul “Cogne-Bis”, dove c’è ancora spazio per perizie e testimonianze. Una serie di analisi scientifiche (in particolare quella del professor Carlo Torre) ha quasi allontanato il sospetto di una manipolazione volontaria delle prove. Ma su Anna Maria grava ancora l’ombra di un probabile rinvio a giudizio per calunnia: è stata lei una delle persone che nel 2004 firmarono l’esposto con cui si invitava la magistratura ad indagare sul conto di un vicino, Ulisse Guichardaz. Il quale, come ha sancito indirettamente la Cassazione, non è il colpevole.
La reazione delle altre detenute credo sia normale in quell’ambiente. Credo che questa donna sia colpevole e nasconde bene, soprattutto a se stessa, ciò che ha commesso. Il suo sguardo mostra una falsa innocenza, è ora che paghi per quello che ha fatto, il destino ha voluto che sebbene, per quello che la mia ignoranza mi consente di capire nelle vicende legali, non avrà il massimo della pena che merita molte voci le ricordino quotidianamente ciò che è e quello che ha fatto.